il paese di succisa

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Commento di Ivana Fornesi su "volo sbilenco" di Gino Monacchia

  • Section: documenti - Category: documenti
  • Monday, 23 March 2009 00:00
  • Last Updated Sunday, 26 April 2009 11:26

Teatro Quartieri di Bagnone

Sala del Barsan 

Sabato 7 marzo 2009

Associazione “Donne di Luna onlus” ; Istituto Comprensivo

“Baracchini”;  Comune di Bagnone

Presentazione del libro di Gino Monacchia

 Il volo sbilenco (Racconti di Gì)

Commento di Ivana Fornesi.

      “Confermo di essere onorata di presentare l’ultima (in ordine di tempo) fatica letteraria di Gino Monacchia a cui mi legano sentimenti di profonda, autentica amicizia e di cui ammiro la modestia e la semplicità. Succisa, il suo paese, incastonato fra il verde dei castagni e le fresche acque dei ruscelli, è un borgo come ce ne sono tanti nella nostra terra: stessa storia, stessi problemi, stesse aspettative. Quasi spopolato dall’emigrazione, è arricchito dalle esperienze condivise fra chi ha dovuto andarsene e chi è rimasto avendo in questo modo forse la possibilità di vivere meglio.      Ma Succisa ha un’enorme ricchezza. Ha chi sa raccogliere, scegliere, tramandare, narrare fatti che col passare del tempo si fanno storia. Questo prezioso “valore aggiunto” è Gino Monacchia, anima culturale della sua terra a cui è particolarmente legato. Un attaccamento che traspare in ogni sua opera. Dopo i successi di Succisa – fra cronaca e storia – DiPUBBLICO BAGNONEario di un secolo e più e Mistero sull’Appennino Gino si ripropone ai lettori con il volume Il volo sbilenco (Racconti di Gì),  riportante una chiara e incisiva prefazione del Prof. Giulio Armanini. Il Libro si compone di 21 racconti i cui personaggi restano quelli del  suo mondo, della sua quotidianità. Alcuni di essi facevano parte di un progetto giovanile che portava il titolo di “L’abbaglio”.    Immaginiamo per un attimo l’atmosfera contadina dei “Filò” d’una volta. Immaginiamo il posto, magari il gradile attorno al focolare, dove si raccoglieva la gente dopo le fatiche della giornata. Immaginiamo vecchi, bambini, uomini e donne uniti nel rito magico del narrare. Immergendoci in questa atmosfera antica riusciremo a percepire fino in fondo il gusto sapido e intenso di ciò che Gino evoca. Esempio di letteratura popolare il suo, in felice ‘connubio’ con il contesto attuale. Antico e moderno si intrecciano nelle vicende e negli oggetti; strumenti di una volta si legano o si tramutano in quelli dei nostri tempi: il computer, il cellulare, gli sms …  Da sapiente narratore ed acuto osservatore qual è l’autore, non mancano le avvincenti descrizioni della natura coi suoi cicli, le sue leggi, con i rituali dei nostri padri quando le giornate iniziavano all’alba e le mani nodose e le rughe profonde marcavano i segni del tempo e delle stagioni.  Il filo conduttore dei tre volumi è proprio questo, così come comuni sono le scelte stilistiche che essi hanno, a partire dalla paratassi e dal periodare breve di un linguaggio chiaro, scorrevole che permette al lettore di ritrovarsi nelle scene e di essere spettatore coinvolto, diretto. Una scrittura che si nutre della voce popolare e nello stesso tempo si sublima in una speciale levigatezza poetica. Gino nasce poeta … è poeta …  anche nelle espressioni gergali e dialettali. L’aereo con le mille paure di chi non sa staccarsi da terra potrebbe essere l’emblema del nostro desiderio di razionalità. Già, perché noi uomini di oggi vorremmo sempre essere così sensati, così razionali, così lucidi. E invece, chissà per quale destino, ci ritroviamo a spiccare il volo, un volo magari forzato, magari sbilenco che mette alla prova col mondo, come quello di un qualsiasi uccellino. Allora però, per fortuna, saltano fuori emozioni, sentimenti, passioni che si sottraggono a precise definizioni; rifiutano ogni diagnosi, vogliono essere vissuti e basta. Per questo Gì, quando si stacca da terra comincia a “vedere” con gli occhi del cuore. Ritrova la storia quando gli eserciti scendendo dalla Cisa o risalendo seminavano morte e distruzione; oppure quella più recente della Resistenza, o l’ultimo giorno della 2° guerra mondiale con l’altare di Santa Zita che, unico, sotto il bombardamento del paese  rimase intatto; o ci consegna l’ironia di aneddoti curiosi o surreali, o ci travolge emotivamente nella tragedia di Elvira, Angelo, Antonio e Guido, morti nella tormenta dell’Appennino, prima di raggiungere la famiglia  la vigilia di Natale. Tuttavia, pur nella cruda drammaticità presente nell’ultimo racconto, che ha lo stesso titolo del libro, c’è spazio per la speranza cristiana che l’autore ha. Negli ultimi attimi in cui la vita dei quattro ragazzi va a finire, ecco, a estremo conforto, apparire la mamma e gli altri della famiglia in un bellissimo prato adornato di fiori e  farfalle. Un percorso  quindi, quello dei racconti, variegato e affascinante come il viaggio della vita, spesso in salita e faticoso, enigmatico, curioso e avvincente … Comunque una vita che resta dono da vivere in pienezza, sempre; anche quando il volo è sbilenco.

DIPINTO ALUNNI ISTITUTO COMPRENSIVO BARACCHINI             PRESENTAZIONE  TEATRO QUARTIERI- BAGNONE

PRESENTATORI VOLO SBILENCO 

 

 

 

 

                                                                

                                     

                                                                     

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