il paese di succisa

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La chiesa di Succisa cenni storici

  • Section: storia - Category: storia
  • Tuesday, 24 March 2009 22:17
  • Last Updated Monday, 06 April 2009 13:58

La Chiesa di Succisa

LA CHIESA Cenni Storici

a cura del prof. Gino Monacchia

Nel V secolo cominciarono a nascere le prime Pievi nel comprensorio di Luni.
La pieve più antica nel comprensorio dell’alta Lunigiana, di cui si ha memoria è quella di Saliceto ( 998 ), chiamata in un primo tempo di S. Cassiano di Urceola.
Dalla Pieve di Saliceto, dipendeva la Chiesa di Vignola ( 1258 ).
Una prima forma di chiesa di Vignola è citata nel privilegio di papa Eugenio III del 11/11/ 1148.
Nel privilegio di Papa Gregorio VIII del 14/12 (1186 Sforza; 1187 Zucchi Castellini) viene citata insieme ad Capellam Sancti Laurenti  in plebe de Vignola quella di Sancte Felicitatis de Succisa.
Nel 1470 la Pieve di Saliceto venne smembrata con la nascita della Pieve di Vignola.
Nella giurisdizione della Pieve di Vignola rientrava la Chiesa delle S.S. Felicita e Perpetua di Succisa ( Sforza ).
Una qualche forma di Chiesa di Succisa esisteva dal 1077 e probabilmente anche prima, forse già sotto le Signorie di Ugo e Folco, figli di Azzo d’Este.
Ai tempi di Castruccio (1320-1328) la restaurazione religiosa e civile venne semplicemente rifatta.
All’epoca del Concilio di Trento (1545-1563), la Chiesa di Succisa aveva un proprio Rettore e il titolo parrocchiale.
Nel “ Libro del matrimonio 1565” si trova il primo documento ufficiale:
“26 Magiy 1572 Mi Marco Ritori Ecclesiae Parocis S.S. Felicitatis Succisiae”…
I° Rettore fu don Marco De- Micheli
Dal 1899, parroco don L. Castellotti, è Arcipretura.
La Chiesa, fino al 1813 era situata nella Frazione di Villavecchia, dove, seppure ristrutturata per altri scopi, è ancora riconoscibile.
Da quell’anno, essendo stata la Frazione di Pollina (fino ad allora appartenente alla Parrocchia di Cargalla), incorporata nella Parrocchia di Succisa, la Chiesa fu trasferita in posizione centrale alla Colla.
Un documento la dà in qualche modo esistente o in costruzione dal 1814 dove ora è situata.
In tempi successivi fu gradualmente riordinata, abbellita e restaurata.
La restaurazione pittorica di rilevanza artistica fu effettuata negli anni 1937-1938 ad opera del pittore fivizzanese Luigi Battistini (Parroco don Quinto Barbieri). La nuova affrescatura sostituiva ( in qualche caso ne riprendeva il disegno) una pittura eseguita 40 anni prima da Pietro Rocchi (o Bocchi) di Parma.

Al Battistini, insigne pittore lunigianese, vanno ascritti:

 

  • gli affreschi sulla volta, riguardanti episodi della vita delle S.S. Felicita e Perpetua, titolari della Chiesa, e di S. Zita, nativa di Succisa;
  • il Cristo nella veste di Buon pastore; (la parte superiore, compresa la testa che aveva subito danni a causa dell’umidità, fu in seguito rifatta da T. Triani);
  • il monogramma di S. Bernardino e le decorazioni attigue, nell’abside;
  • il sacrificio di Isacco, a sinistra dell’altare;
  • i quattro evangelisti in alto sulle pareti;
  • gli alberi presenti nel Vangelo e altre decorazioni.
    Il colore celeste è stato scelto al fine di innalzare e allungare la chiesa; così gli alberi del coro.


Restauri e nuovi dipinti,
quali i tondi di fronte e sopra la porta della sacrestia, il tendaggio e nuove decorazioni, sono stati apportati in anni più recenti dai pittori pontremolesi Angelo e Tiziano Triani. (Parroco don C. Petriccioli).
Modifiche e rifacimenti (balaustra e altare frontale) sono stati eseguiti dal 1995 al 2001. ( parroco don B. Ghelfi).

Il Battistero, opera di Alberto Sparapani, a sinistra dell’entrata principale, risale al 1956 e ha sostituito un vecchio e rudimentale battistero in pietra.
L’ultima restaurazione, eseguita dalla pittrice Anna Triani, è del 2007 ( parroco don Antonio Cocchi).

Significato dei simboli principali nei dipinti.

(Sintesi della spiegazione data da d. Quinto Barbieri nel 1938 sul lavoro pittorico di L. Battistini).

 

  • I H S significa Iesus Hominum Salvator.
  • Il pavone che gli antichi credevano di carne incorruttibile: Gesù Eucaristia; con la co-da chiusa per nascondere la divinità.
  • Il pesce: Gesù.
    Il cestino del pane: l’Eucarestia portata da Gesù.
  • La fiamma di fuoco vivo: L’amore.
  • Le palme nelle finestre ai fianchi del dipinto del martirio delle S.S. Felicita e Perpe-tua: la palma della vittoria della fede e la benefica ricaduta sugli uomini.
  • Il cuore con fiamma e gigli nelle finestre in basso ai fianchi del dipinto di S. Zita: la carità e purezza della Santa.
  • Altri dipinti rappresentano la gerarchia ecclesiastica nei suoi vari ordini e livelli.

 

Oratorio o Cappella di S. Zita

In epoca molto remota sul luogo dove esisteva la casa di S. Zita, i Succisani aveva-no eretto una piccola Cappella che le intemperie coll’andar degli anni avevano diroccato tanto da rimanerne solo l’antico basamento.
I Succisani, non volendo far scomparire una così cara memoria che li riguardava, nel 1882 presero l’iniziativa di ricostruire sui resti dell’antica Cappella un Oratorio.
In breve tempo furono raccolti i fondi nel paese. Il materiale necessario fu trasportato gratuitamente e il lavoro procedette spedito.
L’opera fu conclusa nell’anno 1883.
Il Parroco Don Antonio Leonardi offrì la statua della Santa, opera dello scultore carrarese A. Leonardi.
L’Oratorio nel 1930 ebbe il rifacimento del nuovo pavimento con “pregiatissime mattonelle di Ponzano” (don Italo Gentile).
Nel 1933 la cupola ricoperta di eternit e il tetto sottostante ricoperto di piagne, dalle quali filtrava acqua piovana, furono restaurate, su incarico, da Toma Emilio del Ponte. Dallo stesso fu eseguita l’intonacatura dell’esterno col cemento.
Nel 1947 fu affrescata da Flavio Madelli, discepolo di L. Battistini.
In anni molto recenti è stata rifatta la copertura della cupola e del tetto.
Campana Oratorio di Santa Zita (notizie storiche).
La campana, posta sopra la facciata dell’Oratorio o Cappella di Santa Zita ha una storia molto interessante.
Sulla campana, donata in onore della Santa, è scritto:
“L’anno 1675 in Trento per elemosina e carità D. L. Celap. M. C. S.
Franc. Ricci, pontremolese Podestà di Trento”
. (della nobile famiglia Ricci Armani).
Tale campana, alla quale è attribuita la prerogativa di allontanare dalle campagne circostanti fulmini e grandine se suonata in tempo, apparteneva all’Oratorio di S. Giuseppe alla Pollina (Cà d’ Nibalu) di patronato della famiglia Giumelli di Pontremoli.
L’Oratorio venne chiuso al culto nel 1870 e la campana venduta a dei paesani che a loro volta la donarono all’Oratorio di Santa Zita.
A Villavecchia, nel Palazzo Musetti, c’era un Oratorio dedicato alla Divina Pastora, dotato della campana che ora si trova nella chiesa a destra dell’altare.

 

di Gino Monacchia

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